Clima, GW, feedback positivo dai fulmini?



  • Nuove ricerche della NASA suggeriscono che la maggior parte dell'ossido di azoto prodotto durante i temporali finisce in maniera più significativa in atmosfera, e che quindi ha un impatto più forte sulla ozono e sul clima di quanto si pensasse. Ogni anno, nel mondo vi sono circa 1,2 miliardi di fulminazioni. Ognuno di queste produce una nuvola di gas di ossido di azoto, che reagisce con la luce del sole e con altri gas presenti nell'atmosfera per la produzione di ozono. Mentre sulla superficie terrestre l'ozono può danneggiare la salute umana e vegetale, in alta atmosfera invece è un potente gas a effetto serra. Si ritiene che il fulmine contribuisce circa al 10% di ossido di azoto atmosferico che,c ome concentrazione, è molto più piccola rispetto alle emissioni da combustibili fossili. Tuttavia gli scienziati non sono ancora del tutto sicuri se tale stima è corretta. "Una delle cose che stiamo cercando di capire è come i cambiamenti di ozono provocati da fulmini possano incidere sul forcing radiativo, e come questo possa poi incidere sui mutamenti climatici", ha detto Kenneth Pickering, uno scienziato atmosferico che studia i fulmini della NASA's Goddard Institute for Space Studies . C'è la possibilità che il fulmine potrebbe produrre un ciclo di feedback che accelera il riscaldamento globale. "Se il riscaldamento globale crea più temporali” osserva Pickering “potrebbe portare alla produzione di maggiori quantitativi di ossidi di azoto e che porta a più ozono, più forcing radiativo ed quindi aumenta il riscaldamento". Pickering sottolinea che questa è una teoria suggerita da elaborazioni numeriche ma che non è ancora stata confermata dalle osservazioni sul campo


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