OPI Index Vs IZE index..,chi prevarra'?'



  • Indici nuovi s'affacciano alla materia meteoclimatica.Dopo l'OPI,dello scorso anno che spopolo' sul web del clima, oggi è in auge il nuovo index
    IZE, acronimo di INDICE DI ZONALITA' EMISFERICA, è un indice promosso da Carlo Colarieti Tosti, in cui la predicita' dell'AO, dovrebbe avere sintesi piu' certa e matematica nonche' maggiorm. affidabile ,per poi aver una proiezione stagionale invernale. Certo è, che non in pochi si domanderanno, lecitamente o meno, quanto siano affidabili questi NEW INDEX. Ecco alcuni valori attuali -

    OPI - RUN GFS 00' - 27/10/2014 calculate at 31 /10/2014 - Val. -2.45

    IZE - val. 0,095 (valore medio)

    indice AO ,calcolato su base IZE - odierno 0,03 (valore medio)



  • molto interessante questo nuovo indice IZE, anche perchè si ricollega ad una mia recente "scoperta"…

    se ti può interessare, ho trovato una forte correlazione tra il vento zonale medio sull' Alaska e la NAO del bimestre gennaio-febbraio, sul periodo 1981-2013 ho trovato una correlazione di 0,8 se vuoi riporto anche qui tutto lo studio,... ;)



  • Si, ciao caravaggio

    sei sempre il benvenuto, certamente che puoi corroborare allo studio, tutto quel che hai inseriscilo a coadiuvare questi studi che ho pubblicato e che riterrei della max importanza.
    Tutto per cercar di poter prevedere una proiezione invernale che molto interessa sia gli appassionati che l'utenza media. A me manca un po' il tempo,avrei da inserire ma poi…
    per cui, senz'altro gradita la collaborazione. Saluto;)



  • ciao, andrew allora lo posto anche qui, è spezzato perché non posso inserire più di 4 immagini per messaggio…

    prima parte

    Dai venti zonali dell’ Alaska un nuovo indice per la previsione della NAO invernale e la variabilità degli inverni nel nord Atlantico e in Europa

    Articolo a cura di Alessandro Castagna.

    In questo articolo divulgativo verrà mostrata l’ esistenza di una forte correlazione tra le anomalie dei venti zonali del pacifico *con la NAO media dei mesi di gennaio.

    1.1 Introduzione

    Il clima dell’ emisfero nord è forte legato all’ Artic Oscillation (AO), l’AO viene calcolato in base alla differenza di pressione tra l'artico e le medio-basse latitudini.

    Nella fase positiva dell’ indice AO abbiamo:
    -un rafforzamento del vortice polare, ovvero della zona di bassa pressione che staziona permanentemente sopra l’ artico

    • un rafforzamento delle alte pressioni nella zona del medio Atlantico e del medio Pacifico .

    Invece nella Fase negativa dell’ AO si ha un indebolimento del vortice polare e delle alte pressioni oceaniche, in queste condizioni c’ è la maggior probabilità di discesa di aria artica verso le basse latitudini.

    La North Atlantic Oscillation rappresenta il ramo nord atlantico dell’ Artic Oscillation, l’ indice NAO viene calcolato misurando la differenza di pressione al livello del mare a Punta Delgada (Azzorre) e Akureyri (Islanda).

    La NAO è uno degli indici che ha maggior influenza sugli inverni nel nord Atlantico e in Europa; infatti nella fase positiva della NAO si crea un forte dislivello di pressione tra le medie e le alte latitudini con conseguente rafforzamento del ciclone semipermanente islandese e dell’ anticiclone delle Azzorre che tende ad estendersi verso l’ Europa meridionale e verso il Mediterraneo: In questa situazione le perturbazioni si muovono a latitudini più alte verso il Regno Unito e verso le Scandinavia.
    Invece in condizioni di NAO negativa, la situazione è invertita e ci sono maggiori probabilità di discese di aria artica della Groenlandia verso l’ Europa centro-occidentale, in modo particolare se associate ad una AO negativa.

    NB La NAO è strettamente correlata all’ AO

    1.2 AZWI (Alaska’s zonal wind index) e il vento zonale
    L’ analisi statica è partita dall’ osservazione di una forte correlazione tra i venti zonali sull’ Alaska e nel nord del Pacifico mesi di settembre e ottobre con la NAO media del bimestre gennaio-febbraio.
    In particolare, come si può osservare da questa sezione verticale, *esiste una forte correlazione positiva con i venti zonali presenti a, a latitudini comprese tra i 47.5-62.5N e una forte correlazione negativa alle latitudini inferiori 27-42N, ed è interessante notare come queste correlazioni riguardino tutta la colonna atmosferica.

    Dopo aver analizzato le serie di dati scaricati dal database NCEP/NCAR Reanalysis monthly means disponibili sul sito ESRL : PSD : Create Monthly Mean Timeseries ho riscontrato che le correlazioni maggiori con la NAO si ottenevano considerando la quota isobarica di 500mb e longitudini comprese tra i 195-260E, comunque ottime correlazioni sono state ottenute considerando anche le altre quote isobariche da 850mb a 250mb.

    Ma cos’è il vento zonale?
    In meteorologia viene fissato un sistema di riferimento tridimensionale dove:
    -L’ asse x coincide con la direzione E-W (lungo i paralleli),
    -L’ asse y coincide con la direzione N-S (lungo i meridiani),
    -L’ asse z coincide con il versore esterno alla superficie terrestre.

    In questo modo è possibile scomporre la velocità di una particella d’ aria in atmosfera lungo questi tre assi in tre componenti che, generalmente, vengono indicate con:

    -u: velocità zonale (componente della velocità diretta lungo la direzione E-W)
    -v: velocità meridionale (componente della velocità diretta lungo la direzione N-S)
    -w: velocità verticale (componente della velocità diretta normalmente rispetto alla superficie terrestre)

    E severamente vietata la riproduzione totale o parziale della ricerca senza consenso da parte dell' autore



  • seconda parte

    1.3 Calcolo dell’ AZWI

    L’ AZWI è stato calcolato semplicemente misurando le anomalie del vento zonale nei mesi di settembre e di ottobre.

    2.1 Analisi dati e risultati.

    Iniziamo a vedere i dati sul periodo 1971-2013.
    Sull’ asse delle ascisse è rappresentato l’ anno in cui è stato calcolato l’ AZWI.

    Sull’ intero periodo è stato trovato un coefficiente di correlazione R=0,71 tra le due serie di dati.

    Come si può notare dai grafici qui sotto, i risultati migliori sono stati ottenuti sul periodo più recente 1981-2013.

    Tra le due serie è stato trovato un coefficiente di correlazione R=0,80.
    Sul periodo più recente 1991-2013 la correlazione aumenta leggermente (R=0,82) (non mostrato)

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  • terza parte

    In base ai dati dell’ AZWI sono state calcolate anomalie medie del bimestre gennaio e febbraio negli anni con l’ AZWI positiva e AZWI negativa.

    2.2 Pattern atmosferici associati all’ AZWI

    Pattern invernale con l’ AZWI positivo

    Pattern invernale con l’ AZWI negativo

    Come si può notare, e com' era prevedibile, questi pattern corrispondono molto bene a quelli tipici della NAO

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  • quarta parte

    2.3 *Confronto dell’ AZWI con i geopotenziali di gennaio e febbraio nell’ area atlantica e in Europa

    Dopo aver analizzato questi dati sono state ricavate anche le correlazioni tra i geopotenziali misurati alla quota isobarica di 500mb e l’ AZWI nelle aree in cui le anomalie erano più forti.

    Iniziamo dalle correlazioni tra l’ AZWI e i geopotenziali a 500mb nel medio atlantico che è la “sede” dell’ anticiclone dell’ Azzorre.

    Come si può osservare tra le due serie di dati c’ è una buona correlazione (coefficiente R= 0,77)
    Inoltre sono state osservate buone correzioni (R=0,68) tra l’ AZWI e i geopotenziali del nord atlantico dove staziona il vortice islandese.
    Ovviamente essendoci una correlazione negativa tra le due serie, ho deciso di cambiare il segno dell’ AZWI .

    In Europa le correlazioni maggior le troviamo sull’ Europa occidentale nella zona tra Spagna, Portogallo, Regno Unito e Francia.

    Comunque in questo caso le correlazioni tra i GPT a 500mb e l’ AZWI risultano decisamente inferiori (R=0,43)

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  • quinta parte

    3.1 Correlazione e causalità.

    In quest’ ultima parte dell’ articolo voglio sottolineare alcuni limiti e problemi nell’ utilizzo dell’ AZWI.

    Iniziamo dalla differenza tra correlazione e causalità: nonostante sia stata trovata una significativa correlazione tra l’ AZWI con la NAO del bimestre di gennaio e febbraio non mi è possibile, almeno per il momento, affermare che tra i due indici ci sia qualche rapporto di causalità; infatti la correlazione non implica necessariamente la causalità. Negli ultimi anni diverse ricerche hanno dimostrato che il pattern atmosferico autunnale è correlato con lo stato invernale del vortice polare, ma non mi è possibile affermare che sia così anche l’ AZWI.

    Per il futuro sarebbe interessante cercare l’ esistenza di qualche legame tra l’ AZWI e gli altri indici predittivi dell’ inverno (SAI e OPI).

    3.2 L’ AZWI, SAI, OPI: analogia e differenze.

    L’ AZWI come l’ OPI e il SAI rientra nell’ insieme degli indici predittivi invernali, ci sono alcune differenze riassunte in questa tabella sottostante.

    Le correlazioni dell’ AZWI risultano leggermente inferiori rispetto a quelle dal SAI e soprattutto dell’ OPI, tuttavia è stato verificato che l’ AZWI tende a sovrastimare o a sottostimare la NAO in base allo all’ indice AO:

    -in condizioni di AO positivo, la NAO viene, generalmente, sottostimata dall’ AZWI

    -in condizioni di AO negativo, la NAO viene, generalmente, sovrastimata dall’ AZWI

    Quindi conoscendo l’ AO medio invernale ricavato dagli altri indici OPI e SAI si potrebbe stimare la NAO con maggiore affidabilità.

    3.3 L’ utilizzo dell’ AZWI nelle tendenze stagionali

    Ovviamente l’ utilizzo del solo indice AZWI è totalmente inutile per lo sviluppo di una tendenza stagionale, come detto anche precedentemente, l’ AZWI potrebbe tornare utile se confrontato con gli altri indici predittivi per l’inverno e con tutti gli altri indici teleconnettivi.

    Come mostrato precedentemente, l’ AZWI ha una maggior influenza nell’ area dell’ oceano Atlantico, in Europa gli effetti dell’ AZWI sono minori, anche se questo indice è in grado di prevedere con buona affidabilità “la forza” dell’ anticiclone delle Azzorre e del vortice Islandese.

    Inoltre si deve sottolineare che l’ indice è utile per individuare le anomalie in zone molte ampie ed è inutile utilizzare l’ indice per elaborare previsioni su scala ridotta. In modo particolare non sarà possibile elaborare previsioni per l’ Italia vista anche la complessa morfologia del territorio.

    *NB Questo articolo, non essendo sottoposto a peer review, è un articolo divulgativo e non deve essere considerato una ricerca scientifica.

    E severamente vietata la riproduzione totale o parziale della ricerca senza consenso da parte dell' autore



  • Ecco illustrate da caravaggio,che ringrazio, le possibilita' di correlamento tra venti zonali del Pacifico e la Northic Atlantic Oscillation

    Chiaro che, l'interazione con NAO e Ao annessa, è da interpretare come coadiuvazione possibile e non certa.Resta da vedere quali altri fattori e variabili,possanointeragire all'formazione d'un pattern invernale,anche se tengo a sottolineare che, definire sostanzialmente un pattern configurativo per l'intera stagione , mi pare impresa ardua ma non per noi o gli studiosi -previsori etc., bensi' per la stabilita' climatica vera e propria che lascia poco spazio in questo ultimo decennio e 1/2, ad una stabilita' patternistica determinante un quadro che sia poi d'alta affidabilita' per piu' settimane o addir. uno-due mesi,

    le ultime "avventure" climatiche stagionali , ne lasciano ben vedere la forma di detto quadro climat. attuale.

    Questo il "perche' " di nuovi studi che proseguono all'individuazione di INTERCONNESSIONI & VARIABILI,COME NUOVO ALMENO IN PARTE , SI RIVELA L'ASSETTO CLIMATICO.

    In particolare , non sottosfugge, la correlazione tra l'AO e il VPS, interagire che si interseca ad una verticale di 65-90° N



  • @andrew:

    Ecco illustrate da caravaggio,che ringrazio, le possibilita' di correlamento tra venti zonali del Pacifico e la Northic Atlantic Oscillation

    Chiaro che, l'interazione con NAO e Ao annessa, è da interpretare come coadiuvazione possibile e non certa.Resta da vedere quali altri fattori e variabili,possanointeragire all'formazione d'un pattern invernale,anche se tengo a sottolineare che, definire sostanzialmente un pattern configurativo per l'intera stagione , mi pare impresa ardua ma non per noi o gli studiosi -previsori etc., bensi' per la stabilita' climatica vera e propria che lascia poco spazio in questo ultimo decennio e 1/2, ad una stabilita' patternistica determinante un quadro che sia poi d'alta affidabilita' per piu' settimane o addir. uno-due mesi,

    le ultime "avventure" climatiche stagionali , ne lasciano ben vedere la forma di detto quadro climat. attuale.

    Questo il "perche' " di nuovi studi che proseguono all'individuazione di INTERCONNESSIONI & VARIABILI,COME NUOVO ALMENO IN PARTE , SI RIVELA L'ASSETTO CLIMATICO.

    In particolare , non sottosfugge, la correlazione tra l'AO e il VPS, interagire che si interseca ad una verticale di 65-90° N

    si, hai fatto molto bene a evidenziare la parte in rosso; infatti io stesso sono il primo critico verso le stagionali e dal mio punto di vista un solo indice da solo non permetterà mai di prevedere le dinamiche di una stagione invernale, ma anche analizzando tutti i vari indici sarà ugualmente impossibile… Al massimo si potranno prevedere alcune anomalie stagionali che comunque andranno verificate a posteriori. L'ultima dell' articolo l' ho scritto apposta per evitare fraintendimenti, al momento mi sono limitato a constatare una forte correlazione alla fine si tratta di un' indagine statistica, in futuro sarebbe interessante verificare se ci sia qualche nesso di causalità o se comunque sono correlate ad eventuali altre variabili.

    nei prossimi giorni se sei d' accordo posterò i dati del dati dell' AZWI del 2014 e poi verificheremo a marzo quale sarà stata la NAO media... :)



  • novita da questi nuovi index ?



  • Sulla base di quanto espresso dal FINAL-DATA, cioè dal valore finale, che ricordandolo è stato in chiusura di -2.12, la stagione invernale "dovrebbe" partire gia' nel 1° mese invernale, DICEMBRE, con un VP, disturbato, frequenza di flux meridiano e intrusioni dell'ARTIK JET, verso le medie latutuidini. Come gia' accade negli Usa.

    Qui in Europa, le anomalie di GHP fortemente negative,incontrano non pochi ostacoli, specie nel "caldo" Mediterraneo ma dovrebbe essere nel complessox il Continente,anche qui piu' instabilesotto il profilo OPI.

    Quest'ipotesi, se avvalorata dall'Index S.A.I. dell'innevamento in area Euro -Asiatica, di Cohen, positivo, è ancor meglio supportata. Restano comunque disparita' nelle previsioni climatiche invernali di diversi modelli. Ma le incertezze, vi son sempre state e danno motivo alla materia con confronti e diversi approcci alla proiez. stagionale a venire.



  • Anche l'index I.Z.E. ha un valore leggerm. negativo [Indice Zonale Emisferico] di 0.095. Esprime il comportamento dell'AO. E lo scorso anno, ci prese alla grande, ma fu' pressocche' ignorato , da molti "guru" della meteo…...;)


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